C’era una volta un gioco che si chiamava Rogue.
Era bellissimo: tu eri una faccina (un carattere, nulla più) e ti aggiravi per delle stanze raccogliendo oggetti strani e soprattutto riempiendo di botte un sacco di mostri.
(forse cliccando si vede più grande)
I mostri. Ci vogliono in ogni videogioco, sono la necessaria nemesi di ogni eroe che si rispetti, la spinta necessaria – è noto che l’unico incentivo alla dura vita da avventuriero è il piacere dato dall’estinzione di intere razze di creature che hanno commesso l’unico peccato di esistere.
In Rogue i mostri erano rappresentati (come tutto il resto in quel gioco, d’altra parte), da un solo carattere – una lettera per mostro. Ad esempio la T era un Troll, la D un drago, e così via.
E c’è gente che ci gioca ancora oggi!
Beh, Filippo mi ha fatto notare una cosa: dopo quasi 30 anni abituato a trattare le O come orchi, che effetto fa leggere un libro?


