Pubblicato da: Agos | 27 gennaio 2008

Baby


Baby

Originally uploaded by aragost.

Ho letto da qualche parte (su Usenet? auto-lol), qualche tempo fa, quello che probabilmente è solo una leggenda, ma con il suo solito fondo di verità. Si racconta infatti che un tempo, a teatro, le uniche macchine fotografiche ammesse fossero le Leica (e solo per la stampa, of course) per via dell’estrema silenziosità che le caratterizzava.
Ed in effetti cercare di documentare fotograficamente una performance teatrale è un compito decisamente impegnativo, per una serie di motivi che, anche solo per averli sottomano la prossima volta, mi appresto ad elencare.
– E’ buio. Fottutamente buio. Che ci mancherebbe anche altro, ma rende difficilissimo impostare la macchina (conoscere a memoria tutta l’interfaccia è obbligatorio), ma soprattutto obbliga ad usare lenti veloci a meno di non volere vedere coriandoli ovunque.
– E’ luminoso. Fottutamente luminoso. – Ehi ma hai appena detto che era troppo buio!- Sì, ma quando il soggetto è sotto una luce in due centimetri si passa dal “più nero di Richard Pryor” a “più bruciato di uno svedese (il fiammifero, non l’europeo) su mercurio”. E a meno che non sia teatro kabuki ambientato nello spazio profondo, ci sarebbero anche dei mezzi toni che sarebbe bello portare a casa. Certo, una volta centrata l’esposizione giusta questo regala dei chiaroscuro particolarmente interessanti.
– Gli attori si muovono! Sti bastardi, se ne stessero fermi un secondo. Se è teatrodanza, questo punto da solo è abbastanza per fare passare la voglia di fotografare.
– Se non hai mai visto lo spettacolo, non hai neanche idea di come si muoveranno. E dovrai fare ancora più fatica per capire quale è il momento giusto: nel teatro il ritmo è tutto, nella fotografia il tempismo è tutto. Zero margine, un decimo di secondo e la foto passa da magnifica, drammatica e piena di sentimento al cestino.
E no, non puoi chiedere “aspetta che ne faccio un’altra”.
– Comporre l’immagine è un dramma. Le posizioni degli attori sono pensate rispetto alla posizione del pubblico. Chi fotografa non è nel pubblico (per definizione), ed è costretto spesso ad inquadrature laterali, poco aderenti. Se si scatta dalla galleria si è frontali, ma la prospettiva dall’alto toglie profondità al palco e annulla il contatto con gli sguardi.
– Muoversi in un teatro buio, cercando di non dare fastidio? LOL.
– Il rumore. Ta-tlack. Specchi leggeri e presollevamento dello specchio non servono ad una mazza. “Se una sequioa cade in un monolocale dove stanno giocando al gioco del silenzio, che rumore fa?” – questa è la sensazione prima di iniziare. Poi, ai primi scatti, sembra di essersi presentati vittime di un grave episodio di meteorismo ad un tè con la Regina.

Ciò detto, è una delle cose più belle da fotografare: non fosse altro che, per una volta, c’è sicuramente un soggetto degno…

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Responses

  1. Belle foto Ago! Mi piacciono un sacco. Come al solito, mi complimento per la tua capacità descrittiva e per i tuoi fantastici esempi. Per quanto riguarda la fotografia, purtroppo sono niubbo, ma da quanto vedo, tu te ne intendi parecchio. Bravo!

  2. Eheheh! Essendo io presente a tal spettacolo posso assicurarti che gli episodi di meteorismo non erano così pochi: ci saranno state almeno altre 3 macchine fotografiche… e altre persone :P!

    In ogni caso dovresti pensare a diventare anche fotografo professionista, perchè in fondo, non fa mai male avere diverse specializzazioni e la fotografia ti riesce particolarmente bene! 🙂

  3. @Simz: grazie! Anche io sono niubbo però… 🙂
    @ValeMEMEMEME: PROT! <– Una nikon a teatro. Ti ringrazio come al solito per i complimenti (che poi uno non dovrebbe ringraziare… perché un complimento non è proprio un piacere che uno ti fa, si suppone che sia sincero… però se uno ti fa un complimento mica puoi dire “eh ci credo che è una bella foto, è mia”, ma neanche può fare una cosa a metà tipo “ne prendo atto. punto.” facciamo che ringrazio perché ho ricevuto una critica (in questo caso positiva) e “critiche e commenti sempre ben accetti”(Cit.))…
    Non credo però che considererò la professione… al momento ci sono altre cose che preferisco fare “da lavoro”, e mi piacerebbe tenere la fotografia come un momento “di svago”. Certo è che oggi che la fotografia è tutta digitale, potrei rimanere sempre qui intorno… chissà!

  4. Non intendevo farla diventare un professione, solo diventare un “fotografo doc”. Intendo prendere il titolo di fotografo, entrare nell’albo dei fotografi e vantarti di essere anche un FOTOGRAFO con la “F” maiuscola! 😛

  5. concordo: meglio fare qualcosa perchè la si ama, piuttosto che odiarla per tirare a campare (fotografando matrimoni e ciccioni in posa)

    Quelle della sequoia e del meteorismo sono da pisciarsi 😛

    Credo che il motivo per cui è così esaltante è che diventa un dialogo artistico con quello che sta succedendo in scena e in sala..


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